Petrel 28 – la prova in mare definitiva |

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Tanto per iniziare lo dico subito e sgombro il campo, la tuga è profondamente invadente dal punto di vista estetico, si lo è… ma se vuoi un metro e ottanta di altezza in dinette ed oltretutto su una barca di soli 28 piedi pensata per essere autocostruita… questo è il compromesso che bisogna accettare.

Diamo il via alle prime impressioni. La barca in certe soluzioni presenta qualche difetto caratteristico del numero 1, per esempio per la pala del timone non è stata rispettata la specifica progettuale che lo prevedeva appeso a poppa, questo ha spostato la barra più avanti in pozzetto col risultato di avanzare conseguentemente troppo la posizione del timoniere – che si ritrova un tantino scomodo – e di farle fare (alla barra) a pugni col paranco di scotta della randa. Tutto per poter usufruire di una abbastanza inutile spiaggetta a poppa. Secondo me il gioco non è valso la candela, avrei rispettato il progetto.

Altro difetto sono i winch di scotta genoa sul passavanti, sarebbero da arretrare un filino (e magari da posizionare sul paraonde) per agevolarne l’uso da parte di chi sta al timone, andrebbero inoltre previsti dei portelli per ispezionare il vano motore. Il motore è stato montato un filino più arretrato rispetto alle specifiche di progetto, la barca appare leggermente seduta sulla poppa.

Veniamo alla prova, che si è svolta fuori della laguna di Grado, nel nord Adriatico. Il vento era vento un NW (da quelle parti lo chiamano Borino) di intensità imprecisata (non avevamo lo strumento), e onda corta e ripida. Va detto che tutte le altre barche in mare avevano preso almeno una mano di terzaroli o avevano il genoa mezzo rollato.

A bordo del Petrel 28 siamo in quattro: io, Claudio del Cantiere TLY”, l’armatore Salvatore, e Cristian Pilo il progettista, dei vitelloni da 85-90 kg di media. Abbiamo mezzo serbatoio di carburante e mezzo di acqua dolce, cantiere e armatore non hanno risparmiato sui materiali di costruzione e sui lavori di ebanisteria. Questo Petrel 28 non è, quindi, complici anche i nostri pesi aggiuntivi, quel che si può definire un peso leggero.

Uscita dal porto: la barca, equipaggiata con un yanmar 20 HP con elica a pale abbattibili a “becco d’anatra”, risulta molto manovrabile anche negli spazi ristretti degli ormeggi tra le bricole; usciti nel canale diamo motore con onda quasi in prua; il responso è: 1800 rpm 3,4 kn – 2800 rpm 5,6 kn – 3300 rpm (massimo) 6,3 kn

Diamo su tutta randa per valutare come si comporta la barca, anche impiccata la barca è praticamente neutra, docile alla barra anche in una situazione nella quale dovrebbe essere decisamente orziera. Srolliamo il fiocco e cominciamo a bolinare con il piano velico completo per capire come si comporta la barca.

Il passaggio sull’onda è decisamente morbido, la barca va via molto docilmente senza piantarsi mai. Anche forzata all’orza mantiene un comportamento molto soft senza affondare mai la prua nell’onda. La barra rimane sempre molto controllata, il feeling al timone cambia pochissimo al variare dello sbandamento della barca, non si ha mai la sensazione che stia tirando all’orza anche a carena sbandata, né che la pala del timone sia al limite dello stallo. La si porta letteralmente con due dita.

Per essere una barca pensata per una paciosa crociera familiare i riscontri di velocità sono più che soddisfacenti: 5-5.4 nodi di bolina stando a circa 50-55° dal vento, se stringiamo a 40-45° la barca si stabilizza su un passo di 4-4.5 nodi, e la sorpresa piacevole è che basta farla poggiare appena e nel giro di pochissimi secondi riprende il suo passo dimostrando una buona accelerazione, anche all’uscita dalle virate.

Di bolina larga-traverso il passo si attesta stabilmente sopra i 6 nodi con punte sui 6 nodi e mezzo quando l’onda solleva la poppa, il lasco denota una buona stabilità di rotta, la barca sembra non soffrire il rollio caratteristico che di solito si innesca con l’onda al giardinetto.

Il pozzetto ampio anche per 4 adulti (pensa a cosa sarebbe stato col timone appeso…) e il comportamento della carena rendono lo scafo davvero adatto a crociere in scioltezza, anche in condizioni di vento e onda che renderebbero più nervose e scomode carene di impostazione più sportiva o le larghe poppa che vanno oggi per la maggiore.

La sensazione complessiva è quella di uno scafo sano, dalle reazioni molto facilmente leggibili, che perdona gli errori a skipper non esperti o semplicemente stanchi, che possa inoltre tenere tutta tela a riva anche in situazioni in cui altri sono costretti a ridurre. Ci avviamo al rientro, tiriamo un bordo di bolina mure a dritta dentro le bricole del canale, sino a quando diamo motore e ammainiamo fiocco e randa; le manovre di ormeggio sono senza storia, la barca evolve come deve essere, basta darle un po’ di abbrivio con una marcia indietro di qualche secondo senza mai smotorare, e si rientra precisi all’ormeggio.

Ora sarebbe interessante ripetere la prova in una giornata di vento leggero… ma viste le reazioni in virata e ripartenza tenderei ad essere abbastanza fiducioso sulle prestazioni anche in queste condizioni.

Per concludere ringrazio Salvatore per averci messo a disposizione la sua barca, mi complimento col progettista per l’azzeccatissimo disegno della carena e col costruttore per il livello di finiture ed il grande senso di solidità che il Petrel 28 mi ha trasmesso.

Su blog.yachtansail.it la galleria completa di immagini della prova

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